Il progetto

“Che cosa possiamo fare noi?”. Cosa possiamo fare davanti ad una crisi che sta mettendo in discussione la tenuta del nostro sistema economico, che produce fasce sempre più ampie di povertà anche nei Paesi sviluppati, che offre alle famiglie un futuro segnato dall’incertezza, che lascia migliaia di giovani senza occupazione? Gemellaggi Solidali vuole provare a dare una risposta a queste domande. Sperimentando un nuovo modello di intervento solidale costruito sulla capacità delle famiglie e delle comunità cristiane di generare fraternità e condivisione oltre i confini del proprio Paese, attraverso un percorso di coinvolgimento territoriale diretto e concreto.

La proposta di Benedetto XVI
“Che cosa possiamo fare noi?”. Così Papa Benedetto XVI si interrogava, la sera del 2 giugno 2012, durante l’Incontro Mondiale delle Famiglie, dopo aver ascoltato l’intervento di Nikos e Pania Paleologos, che avevano testimoniato la gravità della crisi economica in Grecia: “In città la gente gira a testa bassa; nessuno ha più fiducia di nessuno, manca la speranza. Anche noi, pur continuando a credere nella provvidenza, facciamo fatica a pensare ad un futuro per i nostri figli. Ci sono giorni e notti, Santo Padre, nei quali viene da chiedersi come fare a non perdere la speranza. Cosa può dire la Chiesa a tutta questa gente, a queste persone e famiglie senza più prospettive?”.
A quella testimonianza Papa Benedetto XVI aveva voluto rispondere con una proposta concreta, un’ipotesi di lavoro sul campo tutta da sperimentare: “Che cosa possiamo fare noi? Questa è la mia questione, in questo momento. Io penso che forse gemellaggi tra città, tra famiglie, tra parrocchie, potrebbero aiutare. Noi abbiamo in Europa, adesso, una rete di gemellaggi, ma sono scambi culturali, certo molto buoni e molto utili, ma forse ci vogliono gemellaggi in altro senso: che realmente una famiglia dell’Occidente, dell’Italia, della Germania, della Francia… assuma la responsabilità di aiutare un’altra famiglia. Così anche le parrocchie, le città: che realmente assumano responsabilità, aiutino in senso concreto”.

L’appello di Francesco
Un invito alla condivisione, riproposto più volte da Papa Francesco dall’inizio del suo Pontificato. In particolare nell’Angelus del 2 marzo scorso: “La Provvidenza di Dio passa attraverso il nostro servizio agli altri, il nostro condividere con gli altri. Se ognuno di noi non accumula ricchezze soltanto per sé ma le mette al servizio degli altri, in questo caso la Provvidenza di Dio si rende visibile in questo gesto di solidarietà. Se invece qualcuno accumula soltanto per sé, cosa gli succederà quando sarà chiamato da Dio? Non potrà portare le ricchezze con sé, perché, sapete, il sudario non ha tasche! E’ meglio condividere, perché noi portiamo in Cielo soltanto quello che abbiamo condiviso con gli altri. La strada che Gesù indica può sembrare poco realistica rispetto alla mentalità comune e ai problemi della crisi economica; ma, se ci si pensa bene, ci riporta alla giusta scala di valori. Egli dice: «La vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?» (Mt 6,25). Per fare in modo che a nessuno manchi il pane, l’acqua, il vestito, la casa, il lavoro, la salute, bisogna che tutti ci riconosciamo figli del Padre che è nei cieli e quindi fratelli tra di noi, e ci comportiamo di conseguenza. (…) la via per la pace è la fraternità: questo andare insieme, condividere le cose insieme”.

L’incontro delle comunità cristiane
Gemellaggi Solidali è il progetto con il quale l’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della Conferenza Episcopale Italiana, Caritas Italiana, il Forum delle Associazioni Familiari e Caritas Hellas stanno provando a realizzare la proposta di Papa Benedetto XVI e a dare concretezza all’appello di Papa Francesco. Alla base del progetto la costruzione di una grande rete di solidarietà e di condivisione, attraverso la quale mettere in collegamento diocesi, parrocchie, associazioni e famiglie italiane con diocesi, parrocchie, associazioni e famiglie greche. L’incontro di due comunità cristiane chiamate a realizzare Gemellaggi Solidali, a dare vita a nuove esperienze di fraternità e di condivisione attraverso le quali andare “insieme oltre la crisi”. Perché la crisi è certamente comune, colpisce oggi anche le famiglie italiane, ma quello che è accaduto in questi ultimi anni in Grecia non ha paragoni e ha il benefico potere di imporre alle nostre comunità una riflessione sulla necessità di provare a condividere qualcosa anche quando ci si considera in crisi, in difficoltà, senza più risorse da donare. La Grecia sta vivendo la più pesante crisi economica e sociale del secondo dopoguerra: la disoccupazione generale è superiore al 27%, i giovani senza lavoro sono più della metà, 3 milioni e 400 mila greci (in pratica uno su quattro) vivono al disotto della soglia di povertà o in condizioni di esclusione sociale, circa 440 mila bambini in età scolare (il 20,1% del totale) soffrono di malnutrizione.
E in questa Grecia in crisi la comunità cattolica ha sperimentato la durezza dell’essere “minoranza”, chiesa straniera in un Paese nel quale la Chiesa Ortodossa è considerata chiesa “prevalente” dalla stessa Costituzione ellenica. Su meno di 11 milioni di abitanti i greci cattolici sono circa 50 mila (lo 0,5% della popolazione), ai quali vanno aggiunti i circa 200 mila cattolici stranieri immigrati. Una comunità ecclesiale minoritaria e multietnica che corrisponde, da un punto di vista numerico, a quella di un quartiere di una grande città italiana, ma che è divisa tra otto diocesi e un vicariato apostolico.

La costruzione di una rete solidale
In questo difficile contesto economico, sociale ed ecclesiale assumono grande valore i Gemellaggi Solidali che, mese dopo mese, stanno prendendo vita tra Diocesi Italiane e Diocesi Greche. Gemellaggi costruiti sulla realizzazione di azioni solidali diverse, alle quali possono contribuire singole famiglie, gruppi parrocchiali, Caritas diocesane, associazioni familiari e di volontariato: partecipazione a campi di volontariato, animazione di reti familiari, formazione di volontari e operatori sociali, sviluppo di fondi di microcredito, realizzazione di attività generatrici di reddito, attivazione di borse di studio e di borse lavoro, promozione di percorsi inediti di turismo ecclesiale e solidale. Proposte concrete per rispondere ad una domanda semplice ma mai banale: “Che cosa possiamo fare noi?”.