La “buona battaglia” delle suore della Pammakaristos

A Nea Makri, una quarantina di chilometri da Atene, la Fondazione voluta da quest’ordine religioso accoglie oltre 130 ragazzi autistici o con problemi cognitivi. A loro disposizione una struttura residenziale, un asilo, una scuola e una serie di laboratori che hanno continuato ad aprire anche nei mesi più duri della crisi, quando gli operatori sono rimasti senza stipendio.

28/9/2014 – Suor Irini, il volto segnato da rughe profonde che ricordano i cerchi degli alberi nella sezione del tronco. È molto minuta, resa ancora più piccola dall’austero abito religioso bizantino, che contrasta con i suoi occhi, vivacissimi, evidenziati dai grandi occhiali stile anni ’70 che fanno l’effetto lente di ingrandimento. Ha un’intelligenza e una lucidità fuori dal comune; non si stanca mai di raccontarti del suo paese, in un perfetto italiano, lei che parla sei lingue. Si commuove di fronte alle notizie drammatiche della TV, e non nasconde lo sdegno nei confronti del piano del partito di estrema destra, Krisì Avghì, di eliminare fisicamente i soggetti improduttivi, come i disabili. Lei, che con i disabili ha lavorato per più di 60 anni e che ancora oggi continua a servire nonostante i suoi settantasette anni.

Il lavoro nella struttura di Nea Makri
Suor Irini è la superiora delle suore bizantine della Pammakaristos (Beata Madre di Dio), ordine fondato nel 1920 da Monsignor Giorgio Calavassy, vescovo di Theodoroupoli. Ad Atene o nelle vicinanze la congregazione conta oggi diverse e importanti opere, fra cui la “Fondazione per bambini Pammakaristos” di Nea Makri, località ad una quarantina di chilometri dalla capitale greca. Quest’ultima, nata nel 1953, dal 1980 si è specializzata nell’assistere in materia di istruzione, formazione professionale e integrazione sociale, bambini e giovani affetti da autismo e da disturbi a carattere cognitivo/mentale. Nel corso di questi anni più di 5.000 bambini e giovani con problemi di vario genere sono stati assistiti dalla Fondazione che attualmente fornisce servizi a circa 130 ragazzi, di cui 25 risiedono permanentemente nella struttura. La fondazione ha al suo interno anche un asilo, in cui bambini con problemi cognitivo/mentali sono integrati con bambini “normali”, una scuola per ragazzi autistici (6-14 anni) e laboratori di tessitura, artigianato, ceramica, cucina, dove giovani (16-30 anni) affetti da autismo realizzano delle vere e proprie meraviglie artigianali; alcune di queste vengono messe in vendita al bazar che si svolge fra la fine di giugno e gli inizi di luglio e che ogni anno vede accorrere diverse centinaia di persone da tutta Atene.

Unità e solidarietà in tempo di crisi
“La crisi ha colpito in maniera molto forte anche il nostro ordine – racconta suor Irini –. Eravamo disperate: per sei mesi non siamo riuscite a pagare i dipendenti della Fondazione che lavorano con i nostri ragazzi; operatori sociali, psicologi, infermieri… Ma è stato bello vedere come non si siano scoraggiati e come siamo riusciti a rimanere vicini nella crisi”. La religiosa viene raggiunta correndo da Maria, una signora down di quarantatre anni, che frequenta la Fondazione da quando era ragazza. Maria mostra fiera alla suora la sua ultima creazione del laboratorio di ceramica: un piatto azzurro, decorato con un bellissimo ramo di ulivo. “Alle volte la voglia d’arrendersi di fronte all’evidenza della crisi, è forte – dice seria suor Irini – ma guarda questo piatto, con l’ulivo, il simbolo della pace! Ogni pace ha la sua lotta, e noi siamo chiamati, nonostante tutto, a combattere la nostra ‘buona battaglia’, come dice san Paolo”.

Chiara Bottazzi