Prima di partire per un lungo viaggio. Le valigie dei profughi si raccontano

Tentennano un po’ i profughi, guardando il bagaglio di pelle che campeggia sul tavolo della sala comune della Social House di Neos Kosmos, aperto, con le cinghie sciolte e l’interno color sabbia. Qualcuno sorride, altri corrucciano la fronte tra un tchai iperzuccherato e foglie di vite inzeppate di riso. Prima di partire per un lungo viaggio la voglia di non tornare più, loro, non hanno potuto certo metterla in valigia. Forse perché, prima che la guerra funestasse i loro paesi, non avevano mai pensato di lasciare la propria terra o forse perché lo spazio nel bagaglio era troppo poco per farci entrare una vita, lacrime, effetti, emozioni.

(altro…)

Approfondisci

Tra i profughi di Idomeni: continua l’ascolto del team Caritas  

Ola, 26 anni, viene da Palmira ed abita in un vecchio rudere abbandonato dall’esercito, dove un tempo correva il confine. “Quando siamo arrivate tre mesi fa non c’era quasi nessuno – racconta la giovane assestatatasi nell’area C del sito di Idomeni – Gli uomini hanno sfondato le porte e siamo riusciti ad aggiudicarci una stanza in una struttura in muratura”. Ola si è allestita un piccolo orto, a qualche metro dall’ingresso, vero simbolo, in mezzo alla precarietà delle tante tende, della necessità di mettere radici, di ripensare una normalità.

(altro…)

Approfondisci

L’Europa di Idomeni

Abbiamo ancora negli occhi Ano Syros, la città vecchia costruita dai Veneziani 700 anni fa sulla piccola isola delle Cicladi. Più che costruite si direbbero intagliate, queste case-presepio che decorano un colle, a picco sul mare. I muri bianchi incendiati dal sole, che per un attimo lasciano ciechi; la vista che cerca sollievo nel blu, nei ritagli di Egeo che compaiono, a tratti, nelle fughe lontane dei vicoli, tra lo sventolio di vestiti tesi; l’impressione che la prossima calle, quell’intravisto gradino di marmo, ci porteranno in un posto diverso, impermeabile al tempo. (altro…)

Approfondisci

Dimmi perché fuggi. La storia di Nadia

Ricordo Nadia, la prima volta che è arrivata a Neos Kosmos: una signora biondo miele con un caschetto scarmigliato e un largo sorriso stampato sulle labbra. La accompagnava la mamma, una signora piccola e minuta di 82 anni, entrambe in rotta verso Stoccolma, l’El Dorado dei rifugiati. Prima che le bombe la mettessero in fuga, Nadia lavorava come insegnante di lingua araba ad Aleppo, la sua città natale, nella Siria settentrionale. La sua chiesa, quella dove andava a Messa tutte le domeniche, è stata ripetutamente bombardata mentre luce e acqua corrente scomparivano ad intermittenza.

(altro…)

Approfondisci

La “passione” a Idomeni: il calvario di chi fugge

Idomeni. Un’enorme distesa senza senso dove sono accampate circa 12 mila anime. Persone per lo più provenienti da un Medio Oriente in fiamme che si assiepano lungo l’immaginaria linea di confine fra Grecia e Fyrom, nella speranza che i tanto declamati borders, frontiere, possano finalmente aprirsi. Le condizioni igieniche della tendopoli informale sono al limite dell’epidemia: le piogge stagionali hanno fatto sì che la terra si mischiasse con avanzi di cibo, vestiti sporchi, cumuli di spazzatura e plastica bruciata, un magma di fango, vergogna e dolore che urla al cielo la pesante assenza delle istituzioni. I bagni chimici non sono sufficienti: il solo passarci vicino provoca il volta stomaco per l’indicibile puzza di feci.

(altro…)

Approfondisci

Katarà Deutera in Grecia: a caccia di aquiloni

Lunedì 14 marzo. Lunedì di pioggia battente. Lunedì di purificazione. È il giorno che segna l’inizio della Quaresima, Sarakostì, nel mondo Ortodosso greco. Lava via i colori di quattro settimane di festeggiamenti all’insegna della musica, di maschere variopinte dettate dall’originalità greca, dei profumi di carne cotta alla brace che salgono dai giardini delle case.Giorni di festa passati con ospiti, volontari, rifugiati; animati da un Dioniso dagli occhi vispi che danza tra i tavoli versando vino e riempiendo i piatti dei commensali.

(altro…)

Approfondisci

Se un giorno un aquilone. Il sogno di Helo

In Afghanistan, terra di origine del 26% dei profughi approdati in Grecia dal princìpio dell’anno, gli aquiloni hanno tutto un rituale, che accomuna il paese con le tradizioni più in auge in tutto il lontano Oriente. Forse non un caso che migliaia di profughi – complice la chiusura del confine – si siano trovati proprio qui nella festa del Katharà Deftèra, il “Lunedì pulito”, giorno in cui i Greci inaugurano l’inizio della Sarakostì, la Quaresima, tra piatti ittici e aquiloni colorati.

(altro…)

Approfondisci

Vagabondo che son io. La storia di Asmat

Incontro Asmat ad Atene, in un laboratorio per bambini, in uno degli alberghi in cui Caritas Hellas ospita i rifugiati. Anche lui è lì, a guardare i piccoli rifugiati affaccendarsi con pennarelli e glitter, aiutati dai volontari che sforbiciano cartoncini colorati. Asmat è l’unico grande che disegna, mentre gli altri grandi parlano tra loro. La sua mano ha un tratto elegante e sicuro, sembra quasi una danza sul foglio. “Mi mancano i miei colori, non riesco a disegnare” – mi dice. Anche se grande, i suoi occhi cerulei tradiscono il cuore di un bambino. “Un bel cuore vale molto più di una bella faccia” – mi ripete spesso. I suoi tratti e i suoi colori lo confonderebbero benissimo con un europeo, con quell’Europa in cui è riuscito ad entrare per una manciata di ore, appena prima che le scrivanie balcaniche decidessero di chiudere le frontiere, rendendo Idomeni la Colonna d’Ercole degli afghani. Perché qui, per loro, ora, finisce il mondo. Questa è la sua storia.

(altro…)

Approfondisci

“Mio fratello è figlio unico”. Nel ping pong dell’emergenza profughi

La notizia si perde in qualche giornale, alcuni volontari che avrebbero salvato dei profughi all’arrivo in una delle isole greche, sul finire del mese di gennaio. E la casistica non si esaurisce qui, con altri cittadini che avrebbero facilitato l’attraversamento del confine ad una manciata di rifugiati siriani. Infondo lo pensano tutti che loro, i volontari, se la sono cercata quando si sono ritrovati dirimpetto alla polizia ellenica. (altro…)

Approfondisci

Dal Natale secondo Cristo(s). L’alfabeto di Atene nella storia di un senzatetto

Una volta una donna africana mi ha consegnato un segreto. Era il suo segreto – mi aveva detto in un pomeriggio di febbraio, nel caldo docile della siesta keniota. “Quando il Cielo non mi concede qualcosa – mi aveva detto – io gliela domando, nel segreto della mia camera, e la fisso con un disegno su un pezzo di carta. Ma non devi domandare una cosa tanto per chiedere, perché se il tuo cuore desidera una certa macchina è proprio quella che devi disegnare, con tutti i particolari e con il suo esatto colore. Allora prego davanti a quel disegno preciso e grido a Dio tutta la mia rabbia. E Lui, preciso e puntuale, mi ascolta.”

(altro…)

Approfondisci